Haiti: incalza la violenza a Port au Prince, aumentano gli sfollati, sempre più persone dipendono dagli aiuti umanitari

ROMA – L’incalzare della violenza a Port-au-Prince da metà agosto 2023 ha costretto circa 40 mila persone ad abbandonare le proprie case in diversi quartieri, aggravando una crisi umanitaria già complessa. Quasi la metà del Paese infatti è alle prese con livelli acuti di insicurezza alimentare.

I più esposti. Donne, bambini, anziani e altri gruppi vulnerabili stanno sopportando il peso maggiore della violenza brutale commessa da dozzine di gruppi armati che si battono per il controllo del territorio. Solo negli ultimi due mesi e mezzo si contano centinaia di civili uccisi nel fuoco incrociato e decine di migliaia cacciati dalle proprie case nei quartieri di Carrefour-Feuilles, Savane Pistache, Mirebalais, Saut d’ Eau e Tabarre. Le persone spesso scappano all’improvviso, portando con sé solo i vestiti che già indossano.

Il numero degli sfollati. Ha raggiunto quota 200 mila. Molte delle persone costrette a fuggire raccontano che le loro case sono state incendiate e le loro attività commerciali distrutte, per cui la gran parte di esse vive ormai in povertà assoluta, senza beni personali e senza fonti di reddito. Gli sfollati trovano rifugio in oltre novanta posti intorno a Port-au-Prince, tra cui scuole, chiese ed edifici abbandonati. Il World Food Programme (WFP) sostiene il governo nella distribuzione di 550 mila pasti da metà agosto, ma la crisi economica generale e il taglio dei finanziamenti si sono tradotti nell’impossibilità per l’agenzia di fornire assistenza continua a tutti coloro che ne hanno effettivamente bisogno. Infatti molte persone ricevono un solo pasto al giorno invece di due.

Una crisi nella crisi. Anche prima di quest’ultima ondata di sfollamenti, Haiti era già nel mezzo della peggiore crisi umanitaria dal terremoto del 2010, tra problemi economici, violenza in crescita e insicurezza. Per fronteggiare le emergenze, il WFP ha allestito tre cucine centrali a Port-au-Prince, dove ogni giorno vengono preparati circa 22 mila pasti a base di riso, fagioli secchi, verdure fresche, carne e pesce. Ma il programma alimentare delle Nazioni Unite non si limita a fornire solo pasti caldi. L’agenzia da qualche mese distribuisce anche denaro contante agli sfollati, perché questo tipo di aiuto consente alle persone di scegliere quali alimenti vogliono, quali rispondono meglio alle loro esigenze e al tempo stesso è una misura che consente di rilanciare l’economia locale.

Le scuole. L’effetto dello sfollamento si riverbera anche nelle città di tutto il Paese, dove le scuole segnalano un aumento delle iscrizioni in alcune zone rispetto ad altre. In generale le persone stanno privilegiando le zone di campagna che paiono più sicure rispetto a quelle metropolitane. WFP attualmente distribuisce pasti caldi giornalieri a 460 mila studenti in tutta Haiti.

I dati. L’ultima analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un organismo che monitora i tassi di sicurezza alimentare nel mondo, evidenzia che 4,35 milioni di haitiani da agosto si trovano ad affrontare una grave insicurezza alimentare e le cose non miglioreranno almeno fino a febbraio 2024. Questo significa che ad Haiti il 44 per cento della popolazione totale soffre la fame.

Gli aiuti. Fino a questo momento dell’anno il WFP ha assistito quasi 1,7 milioni di persone, ha distribuito oltre 47 milioni di dollari in contanti e 7.500 tonnellate di razioni di cibo essenziali per soddisfare i bisogni alimentari di base. Oltre alla risposta alle emergenze, il WFP lavora anche per affrontare le cause profonde della fame attraverso diversi canali, tra cui la creazione di una rete di sicurezza sociale in collaborazione con il governo, l’assistenza alle comunità nella costruzione o nel ripristino di infrastrutture per la gestione dell’acqua, dei sistemi di irrigazione e per insegnare agli haitiani come mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

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